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lunedì 15 luglio 2013

Nella vecchia fattoria...

Il nostro ospedale accetta tutti, senza distinizioni di razza, sesso, età o... numero di zampe!

Ci sono...

... maiali...

... cani ...

... capre...

... galline...
...asini...
... ancora capre...

... mucche...

... ancora mucche.


Senza contare i cavalli, che ogni tanto compaiono di notte, e il micoscopico gattino che vive tra il reparto donne, e la maternità!

sabato 29 giugno 2013

Ronda do Sabado

Bem-vindo no hospital: mi raccomando non portate  pistole o bombe a mano.

Sono le otto di mattina e la nostra mattinata inizia, come tutti gli altri giorni, dal Cuitado Intensivo della Pediatria. Qui si trovano i bambini ricoverati in ospedale che necessitano di osservazione continua, si può considerare la versione locale di una trapia intensiva...con qualche mezzo in meno ovviamente. Il numero di bimbi ammessi varia da 5 a 10, infatti a seconda delle necessitàuno stesso letto letto è occupato da uno o due bambini.


La prima cosa che si fa è un momento di consegne tra gli infermieri della notte e quelli del giorno. Per quanto io e Fabio ci sforziamo di ascoltare e di cercare di capire, alle volte il tono di voce è talmente basso che non sentiamo nulla! Per fortuna le orecchie delle infermiere sono decisamente più sensibili ed, in genere, loro si intendono alla grande e quindi durante il giro visite l'infermiere del turno di mattina riesce bene a ricostruire cosa è accaduto durante la notte!

Il bimbo che vedete nella foto è il figlio dell'infermiera della notte. Infatti spesso queste  eccezionali mamme -infermiere si portano il bimbo più piccolo a lavoro!



 Il giro visita si sussegue tra malarie e convulsioni febbrili della notte, l'infermiera pazientemente ascolta e fa da intermediaria tra il nostro ancora un po' stentato portoghese e i due principali dialetti della zona. Una volta che un bambino sta un po' meglio viene trasferiti in un'altro stanzone dove rimarrà per alcuni giorni per osservazione prima di essere dimesso!

Fabio, che potete vedere qui mentre scrive sulla cartella clinica, è uno dei primi, se non il primo pediatra che mette piede a Chiulo!


Mentre le mamme sono dentro con i figli ammalati, i babbi aspettano fuori  e ci scrutano.


 Finito il giro nel Cuitado intensivo, la ronda medica si sposta al reparto donne, ma le attività della pediatria sono appena iniziate: l'infermiera infatti richiama con una campanella, mamme e bambini, che si trovano fuori dal reparto, sotto gli alberi o semplicemente in giro, per fare una veloce visita anche a loro e segnalare eventualmente al medico i casi che necessitano di osservazione!





Il reparto donne accoglie sia pazienti con patologie internistiche che chirurgiche. Il nostro giro visita si limita ai casi di pertinenza medica. Per i casi chiurgici c'è il Dott. Yuri, um medico russo, che "supervisiona" i casi chirugici e la materintà. 
Il reparto delle donne è composto da uno stanzone con 14 letti, tre o quattro stanzine doppie o singole e due "verande" esterne. 
Anche nell'ala femminile il numero di posti varia a seconda delle necessità e se non c'è un letto libero, si può sempre mettere un materasso per terra!
L'età delle pazienti vari incredibilmente, infatti, dai 6 anni in un anche le bambine vengono ricoverate qui. Le malattie pricipalei che si vedono sono AIDS (e patologie connesse), tubercolosi, malaria e anche molte cardiopatie e scompesi cardiaci.











Finito il giro visite nel reparto donne ci si sposta in genere  al reparto uomini. Dico in genere perchè sabato scorso un'emergenza ha catalizzato gran parte delle nostre forze e delle nostre attenzioni negli ambulatori esterni. Il babbo di una infermiera era arrivato in shock, una volta stabilizzato  lo abbiamo trasportato in reparto. Oggi, una settimana dopo è ancora ammesso, ma sta decisamente meglio.




Ovviamente  il giro visita è proseguito, ma noi eravamo troppo stanchi per continuare il nostro reportage! Quindi vi mostreremo il reparto uomini la prossima volta!

mercoledì 5 giugno 2013

L'Ospedale

Come ti immagini un ospedale africano? Per molti l'idea di Africa è che il mondo scorra a ritmo e con un senso diverso da quello occidentale, forse inchiodato in quell'essenza selvaggia che ancora respiriamo nei documentari sulla savana.
In parte è così. In parte sono le realtà di Nairobi, Luanda, o Harare. Metropoli parallele che mostrano tutta una faccia diversa d'Africa.
Però l'errore è il nostro. Perchè quello che noi chiamiamo Africa è un continente, con migliaia di sfaccettatture, etnie, realtà differente, anche se a volte uguali a se stesse.
L'ospedale di Chiulo in fondo è proprio questo.
Una costruzione a suo modo imponente, visto che è la savana stessa a cicondarla, dove quattro padiglioni collegati tra loro ospitano i reparti. Ci sono altre ale in costruzione, che forse vedranno la luce domani, i conteiner del programma per l'Hiv, e la tisiologia più in là.
Duecento posti letto sulla carta, forse qualcosa in più, visti i letti accalcati sulle verande.

E' un luogo interessante, l'ospedale. Così come te lo immagini. C'è la pediatria, ordinata e ben avviata. La sala medicazioni, e il piccolo ufficio con l'ecografo che quasi nessuno sa usare. La macchina per i raggi X, e la sala operatoria. Più avanti il reparto donne, la maternità con la sala parto, e il reparto uomini, con accanto l'ala per i degenti del carcere.

Sì, forse può essere strano vedere un materasso gettato a terra, o due bimbi che dividono il letto nell'assistenza intensiva pediatrica. Ma non più di tanto. Anche questa è una sfaccettatura della realtà. Un dettaglio: l'ospedale è il posto in cui si viene per essere curati. E qui si danno farmaci, si fanno medicazioni, si eseguono operazioni, si fanno nascere bambini, e si assiste impotenti alla morte, quando la malattia è troppo grande

Un ospedale, appunto, anche se nel mezzo della savana.










lunedì 27 maggio 2013

Benvenuti a Chiulo

Dopo quasi cinque mesi, tra documenti e disavventure varie, finalmente partiamo.

Dopo una pausa a Luanda, la caotica capitale del paese, un volo di poco piu' di un'ora ci scarica a Onjiva nella provincia del Cunene. L'aeroporto e' piccolo ma ordinato, ben diverso da altre realta' qui in Africa. Anche l'aereo sul qualce abbiamo viaggiato e' un 737 che niente ha a che vedere con gli avventurosi bielica dell'UN.

Dall'alto la savana si presenta punteggiata di campi coltivati che racchiudono piccole comunita' di capanne. E'  ancora presto per dirlo, ma gia' ci sentiamo a casa.

A Chiulo ci si arriva dopo circa due ore di macchine, di cui oltre meta' su strada asfaltata. Quello che colpisce, come spesso accade in Africa, e' l'assenza per chilometri di segni di vita umana. Niente pali della luce, ne' case che si affacciano sulla strada.

La piccola comunita' di Chiulo e' dispersa tra la pianura e i baobab. Non lo si avverte subito, perche' e' buio quando arriviamo. Ma c'è un senso di spazi infiniti.

Davanti a noi, l'ospedale, si estende come un leone in attesa.

L'ospedale di Chiulo, Angola